• Degustazioni
    54 vignaioli
    e 5 produttori di birra

Orari di apertura delle degustazioni

Venerdì 15 Marzo: dalle ore 17:00 alle ore 22:00
Sabato 16 Marzo: dalle 15:00 alle 21:00
Domenica 17 Marzo: dalle 14:00 alle 20:00

Ricordiamo a tutt@ che l’accesso alle degustazioni sarà possibile tutti i giorni del festival fino ad un’ora prima della chiusura dei sotterranei!!!

***AL FINE DI GARANTIRE LA SICUREZZA E LA FRUIBILITA' DELL'INIZIATIVA IN CASO DI GRANDE AFFLUENZA L'ACCESSO ALLE CELLE SARA' REGOLAMENTATO E POTRA' ESSERE BLOCCATO IN ANTICIPO***

fumare nuoce alla degustazione

«La natura ama nascondersi».
Qualcosa di simile al memorabile aforisma di Eraclito deve aver pensato Antonello Canonico quando un’amica pittrice gli ha mostrato per la prima volta l’opera che sarebbe poi finita sull’etichetta di un suo vino.

 

«Forse sono fiori», pare sia stato infatti il primo cauto commento.
Ma forse no, e in fondo cosa importa?
Quasi ad alludere che anche davanti a un vino, come a una pittura, se l’interpretazione si traduce nel bisogno di conferme, nel prurito del riconoscimento, resta un esercizio sterile e consolatorio, un’occasione mancata.

Al contrario, una certa disponibilità a venire sorpresi, spiazzati, ci aiuta a prendere le distanze dal già noto e a rimetterci costantemente in gioco. Antonello avverte con forza questa esigenza, e non lo trovi mai dove ti aspetti che sia.

Così anche nel nostro ultimo incontro, quando ci ha presi in contropiede raccontandoci di essere uscito dall’azienda che aveva contribuito a fondare circa dieci anni fa - L’Acino - per lanciarsi in una nuova avventura produttiva.

Spiazzante l’uomo, spiazzanti i vini, mai prevedibili né rassicuranti, bensì irrequieti, nervosi e contrastati, ma anche generosi e dinamici come lui sa essere.

È il caso di questo bianco da uve Guardavalle, che sosta un paio di giorni sulle bucce, poi fermenta in legno e resta sulle fecce per quasi sei mesi, senza travasi, con la botte leggermente scolma.
Si tratta di un vino di fibra, il tratto ossidativo è appena accennato, il carattere sapido e terroso è più forte di quello fruttato: «Adoro la terra, mi piace proprio assaggiarla, assaporarla» ci confida Antonello, serissimo.

E ci spiega che la scelta del nome Cretapaglia rimanda sì a un vino che viene dalla terra, ma anche da realizzare nella terra, secondo un progetto agricolo più organico dove trova spazio l’olio, il miele, il grano marzatico e presto anche un forno per produrre il pane.

Degli altri vini in cantiere non sappiamo ancora molto, se non che la selezione di vecchi vitigni è stata elaborata insieme a quel cacciatore di biodiversità che è Orlando Sculli.
E poco importa se saranno fiori, alghe o licheni: di certo sapranno sorprenderci.